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Lui e FIORENTINA giocano molto. Ma lo faranno insieme

Prandelli significa cuore. Quando è coinvolto, corri il rischio di non essere chiaro. Cesar è domenica all’Inter nel 2007, è la fase del silenzio per onorare Manuela, la sua educazione e le sue sensazioni in un mondo che è andato d’accordo con il Diavolo. Cesar è l’Anfield e la rubata dell’Ophribo, nei gol di Tony e nel fascino di Mutu, nelle sue tante vittorie alla Fiorentina e in quegli eroi ha vinto gol e scena, con un colpo in testa di Osvaldo e una parrucca del Verona. Immagini indelebili nella storia viola. Cesar è però presente anche nei caffè di Via Tornabuoni, nei Trattorali di San Frediano e tra gli ulivi delle colline sopra la città. Sono passati dieci anni ma lui è sempre nel cuore di chi ama la Fiorentina. Perché Prandelli è un maestro di calcio che può vincere la Panchine d’Oro, ma è anche una persona semplice e umile, con una profonda educazione, e nonostante la sua personalità riservata e introversa con lo stile tipicamente padano, ha capito Firenze come nessun altro. Vivila a 360 gradi, accettando i suoi limiti e le sue trasgressioni, ma godendo della sua passione, del suo donarsi senza limiti a chi le dimostra di amarla.
Per questo rimane di gran lunga l’allenatore viola più amato dei tempi moderni: mi scrisse anche una lettera, con la sua fidanzata Silvia Bertie, allora Responsabile della Comunicazione Viola: “Vieni a Leonardo, non mollare. Ti vogliamo bene e non vediamo l’ora di vederti. Nel campo “. Era il 2007, è passato del tempo e non ricordo le parole esatte, ma il gesto conta. Ero sul letto d’ospedale e ansimavo dal dolore, stavo vivendo il periodo più difficile della mia vita da cui non sapevo nemmeno se uscivo, ma questo pensierino, più centinaia di lettere dalla comune Firenze (Stefano Prizio – un altro molto vicino a Prandelli – portami un taccuino Note complete), erano il pane quotidiano per una battaglia che ho vinto dopo.
“Non me ne andrei mai”, ha sempre ripetuto, “Di ‘che non va alla Juventus” che Diego Della Valle mette alla porta. Rivederlo qui, con la maglia viola, ti fa venire i brividi, anche se il calcio non vive solo di emozioni, e la sfida che ci aspetta non sarà facile. Né lui né il nostro. Il confronto è con gli anni che sarebbero venuti naturalmente, ma questa squadra non ha né Tony né Moto, né Fry, Gilardino, o anche Vargas. La Fiorentina deve ancora capire se stessa, fragile e immatura, senza una vera identità giocattolo. Anche negli anni d’oro Prandelli ha messo la programmazione al centro di tutto. Per lui il centro sportivo sarebbe valso 5-6 punti extra per ogni torneo, per lui avere una prospettiva comune tra l’allenatore, la squadra, la società e la città è sempre stata la base del successo. È un romantico, un allenatore senza un agente che colpisce il mondo che lo circonda, ma (insisto) non è un fattore composto. Ha bisogno di entrare in campo per segnare, di entrare nella testa dei suoi giocatori e di poter contare su un’intera città. Affetto per lei. Il resto deve essere costruito. Di nuovo in viola, corona il suo piccolo grande sogno, ma gioca troppo. Probabilmente tutto. Veniva dal fallimento, non era più un bambino. E la Fiorentina, la Fiorentina, quella che lo ha dedicato 15 anni fa, potrebbe essere la sua ultima occasione per dimostrare di essere ancora tra i migliori. Ma anche Komiso gioca molto con lui. Il suo progetto viola non è ancora decollato. Spendere tanti soldi, punti e soddisfazioni, poco. Un po. C’è molto in gioco in questo bellissimo ed emozionante ritorno al futuro. Sono sicuro che la Fiorentina cambierà aspetto dal Benevento. Cesar ha sempre giocato con coraggio. Sa cosa chiede Florence, e sa che per convincere non deve solo alzare il rating, ma anche intrattenere e coinvolgere le persone. Per dirla in numeri, 4-2-3-1 o 4-3-3. Ma questi sono numeri. Ciò che conta è la mente e la voglia di vendicarsi e seguire il figliol prodigo. Beppe Iachini merita di essere onorato per quello che ha fatto in questi mesi, per l’uomo che è e per il rapporto che ha dimostrato con il Firenze, ma Franchi aveva bisogno di una boccata d’aria fresca, perché il torneo era lì che gli sfuggiva di mano. La Fiorentina ha chiamato e Cesar ha risposto ai presenti. La posta in gioco è molte, ma la sfida è meglio che vivere. Vieni da Cesar, il nostro amico

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Antonello Capone

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