• Mario Colalillo

Il ballo del San Vito e una figuraccia che non passerà


La desolazione che era nella sera stavolta non la porteranno via né il vento né il rhum. Il ballo del San Vito - oggi stadio Gigi Marulla - non ci passerà, proprio come quello di Vinicio Capossela. La toppa, anzi la zolla, è stata peggio del buco che si è provato fino all’ultimo istante di coprire con maldestro affanno. Il rinvio forzato di Cosenza-Hellas Verona è l’ennesimo duro colpo all’immagine (e alla credibilità) di una serie B che, senza neanche il bisogno di riavvolgere il nastro fino alle stagioni più recenti messe in ridicolo da calcio scommesse, fallimenti o invasioni sanzionate con la carota, è oggi già minata dal calendario monco e dalla possibilità di dover addirittura rivedere il proprio format in corsa. La cadetteria ha proiettato dalla Calabria il film di un ritardo che è ancora più dilatato dello streaming di DAZN. Come è possibile non imporre il reperimento di una struttura alternativa a una società il cui terreno da gioco, nella migliore delle ipotesi, avrebbe accolto il calcio d’inizio tra ruspe in azione e inservienti ancora intenti a tracciare le linee perimetrali? Dov’erano la Lega e il suo agronomo di fiducia nelle ore antecedenti il fattaccio? A pregare con padre Fedele Bisceglia nella speranza di un miracolo? A cosa è servito rischiare? Per Cosenza e i suoi diecimila incolpevoli tifosi, costretti ad aspettare all’esterno senza neanche poter varcare i cancelli, doveva essere un pomeriggio da ricordare dopo 15 anni di purgatorio nelle categorie inferiori. In effetti sarà difficile rimuovere dalla mente quanto avvenuto, ma di certo non sarà una pagina da rileggere con orgoglio. Gli 88 in viaggio dal Veneto potrebbero invece ‘consolarsi’ dei chilometri a vuoto con il 3-0 a tavolino, capitolo che di sicuro smuoverà ulteriormente la deiezione (chiamiamola così questa vicenda, dai!) e che contribuirà solo a diffondere ulteriormente il cattivo odore. Già, perché le schermaglie sono presto iniziate e proseguiranno non solo nelle stanze della giustizia sportiva tra polemiche e carte bollate. Il sindaco di Cosenza, lo stesso che fino alla vigilia non aveva alcun dubbio, ora denuncia pressioni dell’Hellas per approfittare della situazione e prova a cavarsela appigliandosi alle condizioni a suo parere peggiori dello stadio di Ascoli. «Potete stare tranquilli», ripeteva invece come un mantra un assessore comunale indicando davanti alla telecamera, come Gesù con le anfore al matrimonio di Cana, i punti in cui nelle ventiquattr’ore successive si sarebbe dovuto materializzare il prodigio che non c’è stato. «Calcio approssimativo», ha infine sentenziato il numero uno scaligero Setti. Su altro magari no, ma su questa frase è impossibile dargli torto.


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