• Tommaso Lombardi

Foggia: «A Pescara non siamo scesi in campo. Le scelte di Bucchi vanno rispettate. Giusti i fischi d


Pasquale Foggia questa sera è stato ospite in studio della trasmissione televisiva Ottogol. Tanti sono stati i temi toccati dal Ds del Benevento, nella discussione sul momento negativo che sta vivendo la squadra giallorossa.

Queste le sue principali dichiarazioni, partendo ovviamente dalla sconfitta di Pescara:

«Col Foggia abbiamo preso gol su errori individuali che hanno pesato tanto sull'aspetto mentale della squadra. La sconfitta di Pescara invece mi ha deluso di più, perché non siamo proprio scesi in campo, non abbiamo mai provato non dico a vincerla ma nemmeno a giocarla. Di questo sono amareggiato, deluso e arrabbiato, ne abbiamo parlato subito dopo la fine della partita. Sappiamo che si possono perdere delle partite, capiterà ancora e capita a tutte le squadre, ma è il modo in cui è arrivata che non deve accadere. Non credo che siamo scesi in campo all'Adriatico pensando ancora alla sconfitta col Foggia, è solo una partita da cancellare».

Molte polemiche in questi giorni intorno alle scelte di Bucchi, sulle quali il Ds ha così argomentato:

«Antei è un mese che si allena con la squadra, ha bisogno del campo per avere risposte, è stato fatto giocare per recuperare un giocatore molto importante. Era l'occasione migliore per farlo giocare visto che poi c'è la sosta, perché se recupera appieno è un giocatore di altra categoria. Non vedo il motivo di discuterne la scelta. Bandinelli doveva giocare titolare ma nella rifinitura si è fatto male in modo assurdo con una pallonata al polpaccio. Invece il cambio Letizia-Di Chiara è una scelta dell'allenatore che va rispettata. Di Chiara è un patrimonio della società, l'anno scorso è stato fatto un investimento importante e cerchiamo di recuperarlo in tutti i modi, Bucchi l'ha avuto a Perugia e ne ha stima, così come di tutti gli altri tre terzini che abbiamo in rosa. Questa squadra gioca col 4-3-3 ma può giocare anche con altri moduli perché sono giocatori adattabili. Non si deve creare un alone di negatività e buttare tutto all'aria per due sconfitte, pesanti si, ma due sconfitte in sei giorni. Ci vuole equilibrio. A tutti bruciano queste due sconfitte, a noi in primis, ora bisogna tirare fuori quello che non si è riusciti a fare ma io non ho dubbi che ciò accada perché questa squadra ne ha le possibilità. Mi hanno fatto piacere i fischi al termine della partita, è giusto che ci siano stati dopo una sconfitta del genere, ma conosco l'intelligenza dei nostri tifosi e so che hanno già archiviato la sconfitta. Riprenderemo per dimostrare che non siamo quelli visti a Pescara. Turnover? Abbiamo tanti giocatori e tutti validi, il turnover è necessario anche per una questione di equilibrio, per averli tutti disponibili anche mentalmente al 100% è giusto farli giocare, altrimenti dopo non te li ritrovi. Sia io, che il presidente che il mister abbiamo le idee molto chiare, analizziamo tutto sia dopo le sconfitte sia dopo le vittorie. Ci prendiamo il momento negativo ma sappiamo che abbiamo tutto per venire fuori. Su eventuali cambi di formazione spetta all'allenatore decidere. Montipò? È un portiere di grande prospettiva, la Roma mi ha fatto i complimenti per averlo preso. La squadra è forte in tutti i reparti: sta all'allenatore, ed anche a me perché mi sento un direttore più da campo che da scrivania, capire cosa non è andato in queste due giornate. Clan dei napoletani? Non esiste nessun clan, ci mancherebbe... c'è un gruppo, che è diverso. I clan non appartengono al mondo del calcio. Vi invito a vedere con i vostri occhi il modo in cui lavoriamo».

Poi un retroscena di mercato: «Galano è un giocatore che seguivo da un po' di anni. A marzo-aprile c'era già una bozza d'accordo, a parole lui era convinto della scelta. Poi sono andato a Milano per chiudere la trattativa ma il procuratore mi ha detto che era arrivata la proposta del Parma e il ragazzo voleva andare in Serie A. A quel punto non ho insistito, ma fa parte del gioco».

Sulla sua carriera e il rapporto con Vigorito: «L'errore più grande che io possa commettere è quello di considerare Benevento come un trampolino. Sono orgoglioso di rappresentare questa società che a soli 35 anni mi ha affidato un ruolo così importante. Sento Benevento come casa mia, ho la fortuna di essere a contatto con una persona come il presidente che mi ha aperto la mente su tutto. È un piacere dialogare con lui, si apprende tanto. Finché mi darà la possibilità, per me Benevento non sarà mai un trampolino».

Foggia poi ha concluso: «Non sono preoccupato. Adesso dobbiamo solo, in maniera seria e onesta, cercare di capire il perché di questo black-out, che comunque si riduce a sei giorni. Nessuno di noi ha voglia di ripetere una partita come quella di Pescara, a prescindere dal risultato soprattutto come interpretazione».


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