• Tommaso Lombardi

Vigorito: «Non sono preoccupato ma sono vigile, la squadra si rialzerà. Non consentiremo a nessuno d


È tornato a parlare ieri sera il presidente del Benevento Oreste Vigorito. Il massimo dirigente giallorosso, nel momento di maggiore difficoltà della squadra, è intervenuto con una diretta fiume di quasi tre ore nel corso della trasmissione tv Ottogol andata in onda su OttoChannel.

Tantissimi gli argomenti affrontati e le questioni che gli sono state sottoposte, a cui il presidente ha risposto spaziando come di consueto a 360°. Queste le sue dichiarazioni:

«Il "fenomeno Benevento" nasce dall'unione che abbiamo avuto tutti insieme, e che io tenni già a rimarcare quando dissi che la Serie A ci ha portato poco come punti ma abbiamo vinto la più grande delle battaglie, quella della civiltà, del coraggio, dignità e orgoglio. Non disperdiamo più quest'orgoglio. Dissi che avremmo fatto una campagna abbonamenti per conservare quel tesoro che è il pubblico.

Io considero il pubblico importante quanto i calciatori, uno stadio vuoto è uno stadio senza anima. L'anima che abbiamo noi deve essere quella che devono avere i calciatori, e se non ce l'hanno dobbiamo soffiargliela noi addosso. Se noi abbiamo quest'anima il vento la porterà in campo e aiuterà i giocatori a fare gol.

Io sono qui per testimoniarvi che noi ci siamo, l'amore per il Benevento è identico come il primo giorno quando insieme a mio fratello decidemmo di abbracciare questa missione, e non l'abbiamo mai smarrito nemmeno nei momenti più critici. Quando ci si innamora si rimane innamorati per sempre. I complimenti che arrivano a me sono i vostri. Nell'ultima assemblea della Figc i presidenti di Serie A mi hanno abbracciato dicendomi "tu devi tornare con noi", e per "tu" intendevano il Benevento, la piazza e i tifosi. Se voi saprete conservare quello che avete dato e lo darete anche quest'anno noi faremo un altro miracolo, altrimenti diventa tutto più difficile.

Io vengo qui quando mi accorgo che c'è qualcosa che ci fa dispiacere, come un bambino che sorride di meno. E io ho dato la mia parola che non l'avrei consentito a nessuno. La felicità si fa in casa e al Vigorito, a casa nostra, noi dobbiamo sorridere. Se si accende una spia rossa noi siamo qui, ma voi non dovete andare via. Ho ancora nelle orecchie il rullo dei tamburi dei 250 tifosi di Carpi, alla fine hanno avuto un minimo di dissenso ma ci sta tutto. Avrei voluto salutarli e ringraziarli, quelli sono i nostri tifosi. Questa squadra, questa presidenza ha bisogno dei tifosi, non abbiamo altro scopo di questo e non lo dimentichiamo.».

Sul momento della squadra:

«Non sono preoccupato, sono convinto che se la premessa è quella che ho detto e la manteniamo avremo delle bellissime giornate in futuro. Ma sono attento, perché nel calcio come nella vita niente succede mai per caso. Dobbiamo dimenticare di essere stati in Serie A, ma solo per avere il piacere di ritornarci e vivere la stessa esperienza. Ma se pensiamo di tornarci perché ne abbiamo diritto, non ci andiamo più. È successo a tanti altri club molto più illustri di tornare indietro e andare addirittura in C. Allora io dico di pensare a farci innanzitutto un bel campionato di Serie B, che è un campionato interessante, bello. Io sono la stessa persona di sempre ma oggi agisco in modo diverso, con più attenzione. Sono stato due giorni a Carpi con la squadra, e ho trovato un ambiente sereno, forse pure troppo per una partita che si annunciava così difficile. Forse bisogna dare la giusta dose di motivazione senza che questo sconfini in una crisi. Ecco perché abbiamo deciso con serenità di anticipare la partenza per La Spezia, che non è un ritiro ma solo una partenza anticipata. I ritiri in sé non servono a niente, ma servono ai calciatori per stare insieme e guardarsi negli occhi. Abbiamo avuto già altri momenti negativi in passato. I tifosi devono essere sicuri che noi non consentiremo a nessuno di far sparire il sorriso dai bambini di questa città, l'orgoglio di vedere per la prima volta dopo 13 anni ragazzini che mettono la maglia del Benevento e non quella dei grandi club non lo perderemo. Questa cosa la sa Bucchi e la sa Foggia. Io non ho parlato con la squadra dopo Carpi, ma ho visto una squadra molto mortificata perché se si arrabbia Zamparini è normale, ma se si arrabbia Vigorito è preoccupante... Sono convinto che in questi 4 giorni in cui saranno via ci sarà una bella presa di coscienza. So che il Ds ha avuto un lungo confronto con i calciatori, e vi dico anche che alcuni di quelli più prestigiosi ed esperti hanno chiesto l'autorizzazione a chiudersi nello spogliatoio e parlare tra di loro. Non conosco i contenuti di questo confronto, ma so che c'è stata una bella chiacchierata. Queste iniziative prese dai leader sono segnali importanti. Che sia la prima di un confronto che porti a trovare la soluzione a qualche problema, perché qualche problema indubbiamente c'è ma ritengo che siano ancora superabili. Ecco perché non sono preoccupato, ma sono attento».

I fischi dei tifosi:

«Amare qualcosa non significa accettarlo così com'è. Non sono rimasto sorpreso dai fischi, mi sarebbe bruciato di più se avessi visto i tifosi girarci le spalle. Il fischio lo prendo come uno stimolo, e può fare anche bene. Avevo già detto ai ragazzi che gli applausi dello scorso anno erano la somma di un'atmosfera che si era creata in cui il pubblico riconosceva alla squadra la voglia di battersi. Parole come "combattere in campo, la maglia sudata", sono parole che hanno un valore vero che nessuno può calpestare. La squadra che sta in campo deve rappresentare noi, e noi siamo la ragione per la quale esiste il calcio. Non sono il problema le sconfitte, ma il modo in cui avvengono e non si deve mai perdere la dignità. Quando la squadra inizia a non rappresentarci più mi inizio a preoccupare. Noi siamo quella parte della città che si è svegliata, anche contro le difficoltà, e non possiamo addormentarci. Dobbiamo essere vigili, come dei guerrieri, sempre attenti. Non sono distaccato, ma mantengo la mia posizione. Ognuno deve fare quello che può fare, restando nel proprio ruolo senza fare ciò che spetta a un altro. Non dobbiamo perdere la dignità, questa squadra deve scendere in campo con la dignità di chi rappresenta, e quella non ce la deve sottrarre nessuno. Se i calciatori capiscono di essere di tutti noi, dobbiamo stargli vicino, perché è un momento difficile ma non è una crisi. Non credo che siamo in crisi, è un momento in cui si deve fare un'analisi, ma senza avere l'incubo di avere la soluzione sotto mano. La soluzione è dentro di noi, questa squadra, questo allenatore, questa società ha ancora tanto da dare ed ha l'energia per dire la sua in questo campionato anomalo. Possiamo perdonare qualche scivolone, ma avete la mia parola, questi ragazzi si rialzeranno».

Capitolo allenatore:

«Bucchi nella semifinale playoff per la A ci diede una lezione di calcio. Abbiamo il dovere di sentire i rimproveri, li ascoltiamo ma poi dobbiamo pensare. Se io penso a Bucchi e all'opinione degli addetti ai lavori su di lui mi accorgo che è uno degli allenatori più stimati. Non dico che Bucchi sia il miglior allenatore in circolazione, dico che prima di lui noi abbiamo ascoltato 6 allenatori: il primo fu Juric che non ci promise una risposta che non è mai arrivata... Il giorno in cui Bucchi dovesse dimostrare che gli errori della squadra sono dipendenti da lui, continuerei ad apprezzarlo come persona ma gli darei il benservito.

A mio avviso cambiare improvvisamente le carte in tavola significa non fare un progetto. Io dissi che avremmo messo in piedi una squadra con un programma triennale, per tornare in Serie A per restarci. Io se vado in Serie A voglio fare almeno l'Europa League e non andare a prendere schiaffi su ogni campo come l'anno scorso, io mi vergogno delle sconfitte. In A ci dobbiamo tornare ma questa volta col cappotto giusto, sapendo che fa freddo. Ma se devo tornare in Serie A e non avere quello che avevo da gennaio in avanti, io preferisco restare in Serie B. Mio padre diceva meglio essere la testa di un pesce piccolo che la coda di un pesce grande...

Bucchi considera 22 giocatori tutti uguali e per lui devono giocare sempre insieme, sono 4 mesi che giocano insieme. L'idea del turnover non è un'idea che piace a Bucchi ma fa parte dell'organizzazione del calcio di oggi, ci si tutela prendendo più giocatori nello stesso ruolo per non essere sprovveduti. Adesso sembra che aver preso giocatori dello stesso livello sia diventato un peccato. Il turnover è stato fatto solo in alcuni ruoli, quando è stato fatto in altri ruoli è stato per gli infortuni, ma Bucchi la sua idea di formazione in testa ce l'ha. Se a Carpi decidi di giocare a 3 dietro e dopo 7 minuti perdi un interprete e dopo 28 minuti si fa male anche il sostituto è solo sfortuna, per non parlare poi di Letizia che nel finale aveva la caviglia come un anguria, ma è un generoso ed è voluto restare in campo, per fare uscire Letizia lo devi prendere in braccio e portarlo fuori. Questo dimostra l'attaccamento. Vi garantisco che se c'è un gruppo dove c'è l'armonia e la volontà di stare insieme è questo.

Nocerino? Ha 33 anni. L'abbiamo preso con l'idea che, avendo lui un temperamento forte, superato il momento dell'assuefazione ad un campionato semplice come quello americano si ricalasse in quello italiano. Crede in questo progetto, ha lasciato la famiglia in America, non a Napoli, e la vede ogni due mesi. Ha uno degli ingaggi più bassi della squadra e non ha nemmeno l'opzione per il rinnovo, non è venuto per soldi ma per rimettersi in discussione. Non sta rendendo, è vero, ma non parliamo di "mafia", di "clan dei napoletani"... faremmo un errore. Facciamo tutte le disquisizioni tecniche che vogliamo ma vi pregherei di non mettere in mezzo queste questioni. Questa squadra non è spaccata».

Sugli infortuni precisa:

«La società è stata ristrutturata e da quest'anno abbiamo un medico che lavora 24 ore al giorno solo col Benevento. Tutti i giocatori in estate sono stati sottoposti a visita d'idoneità a Villa Stuart, non avevamo infortunati. Ora sono dieci giorni che abbiamo una caterva di infortuni e tutti nello stesso ruolo.

A volte penso che sia colpa della società, come nella comunicazione dei bollettini medici ad esempio, ma siamo sottoposti ad una serie di regole sulla privacy. Leggo tante cose che sono il risultato della mancanza di informazione, ed è un peccato.

Quest'anno abbiamo riaperto le porte agli allenamenti. A Paduli sono stati gentilissimi ad ospitarci per 2 anni, abbiamo peraltro ancora la convenzione, abbiamo ristrutturato l'Avellola ma li c'è il sintetico e per questo abbiamo riportato la squadra all'Imbriani. La squadra deve stare vicino alla sua gente. Venite agli allenamenti all'Antistadio e stateci vicini».

Questione stadio:

«Stiamo dialogando, devo dire che ho sempre avuto una grande disponibilità dell'amministrazione comunale di Benevento al dialogo, ma questa disponibilità purtroppo fa a botte con gli interessi. Siamo partiti da alcuni progetti da fare insieme, la società ha fatto la sua parte, so che adesso hanno appaltato i lavori per le Universiadi. Al Comune era rimasto l'impegno di fare la strada dietro i distinti, quando la faranno avremo una visione totale della zona antistante lo stadio, dove ci sono terreni comunali e privati, e che ha una vocazione di carattere sportivo.

La zona intorno allo stadio è oggetto del desiderio di mio fratello ed anche mio per creare qualcosa che possa servire non al Benevento Calcio ma alle squadre dilettantistiche, non solo di calcio. Lo stadio è un pezzo del mio cuore e fa parte delle cose care della mia famiglia, dovrà essere ristrutturato ma ci vuole uno studio approfondito. Ho chiesto al Comune di poter procedere come dice la legge ad una gara di appalto per l'assegnazione dello stadio, altrimenti la squadra rischia di essere separata dal suo stadio. Fra 5 mesi scade la convenzione e dovrà essere indetta una nuova gara d'appalto alla quale parteciperò, quando la nostra società è creditrice di qualche milione di euro. Penso che questo argomento debba essere messo sul tappeto per arrivare presto ad una conclusione. Sono interessato a rilevare lo stadio, ma non rilevo una cosa a scatola chiusa. Mi hanno anche imposto con una delibera di pagare i vigili urbani durante le partite: mi è dispiaciuto che non me l'abbiano nemmeno chiesto, notificandomelo come se io fossi un estraneo, ma poi ad un estraneo non si chiedono le chiavi di casa... Al riguardo, chiedo scusa a tutta la città se non ho ancora accettato la cittadinanza onoraria, ma come si fa a farmi cittadino onorario e poi trattarmi come un estraneo?»

Una battuta (tra le tante) rispondendo ad una telefonata:

«Una statua per me? Vi ringrazio ma magari fra una cinquantina d'anni. Ho in programma di fare almeno una decina di anni di Serie A e superare qualche altra squadra...».

C'è spazio anche per un chiarimento sul discusso addio di Lucioni:

«Lucioni è lo stesso calciatore che quando è arrivato è stato accolto come l'ennesimo pacco proveniente dalla Reggina di Foti. Poi ci ha dato tanto sul campo, forse nessuno si aspettava un rendimento così alto. Lui ha vissuto una vita a Benevento. Ho ricevuto una telefonata dal presidente del Lecce che mi informava del fatto che Lucioni si fosse un po' stancato di stare a Benevento e che avesse la volontà di andare altrove. Ho chiamato il calciatore e mi ha confermato questa volontà. Non ho fatto il pazzo per non farlo andare via, questo è vero, perché non sono il Vigorito di 5 anni fa che provava a convincere i giocatori che volevano andare via con soldi e motivazione. Come ho fatto con Viola ad esempio, che aveva una squadra di A che lo voleva ma al quale ho detto "in B ci siete andati voi non io e non il pubblico, noi siamo da A e tu adesso vieni in B con me". Anche se mi avessero offerto il decuplo non sarebbe andato via. Ma Viola ha un grande rapporto col Benevento Calcio, da calciatore a società.

Forse Lucioni, complice l'anno di squalifica e complice qualche incomprensione, questo rapporto non lo aveva più, desiderava andare via da Benevento ed io l'ho accontentato. Lui qui aveva famiglia e si era integrato perfettamente nella città, se viene da me a dirmi che vuole andare via significa che aveva delle sue problematiche. Ho sempre creduto nella sua innocenza, l'ho considerato vittima di un sistema sbagliato e di un errore medico e gli ho pagato lo stipendio per 12 mesi - cosa che avrei potuto non fare -, assumendomi una responsabilità l'ho sempre difeso sui media nazionali. Avessi voluto mandarlo via avrei cominciato a non pagarlo... Se l'ho tenuto con me fino al ritiro evidentemente l'intenzione era quella, poi le sue ragioni dovete chiederle a lui. Io ho preso atto della sua volontà e l'ho accontentato, privandomi di un calciatore valido ma non insostituibile».

La conclusione è come al solito carica di significati:

«Oggi dico, come dissi qualche tempo fa: non arrotolate quelle bandiere e non cancellate la prima lettera dell'alfabeto, perché ci riproveremo sempre. Stiamo insieme, non dividiamoci quando finisce la partita, anzi uniamoci ancora di più, che non significa rinunciare a discutere ma rinunciare alle polemiche. E vedrete che quella letterina dell'alfabeto ritornerà un'altra volta, perché noi siamo di quelli che indietro non tornano, mai».


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