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'Fenomenologia' del cucchiaio di Coda, il quale non avrebbe voluto 'fintare' per cui


Per la storia e la casistica del "cucchiaio" vi rimandiamo ai vari contributi che circolano sul web: da Panenka a Totti, a Pirlo, ce ne sono a bizzeffe e potrete sbizzarrirvi. Purché però, per il bene di tutti, non se ne parli più, approfondiamo e chiariamo un gesto tecnico e le varie implicazioni psico-motorie che lo hanno generato. Il "cucchiaio" o "scavino" è il gesto tecnico che, insieme al "tunnel", affascina e rapisce da sempre innumerevoli schiere di calciatori in erba, alcuni dei quali, nel pallone, troveranno la loro occupazione retribuita, in alcuni casi anche lautamente; è un colpo spettacolare per il pubblico, beffardo per chi lo subisce e, soprattutto, provoca una sensazione (direttamente proporzionale all'importanza della posta in palio) di "eccitazione con annessa esaltazione da onnipotenza" per chi lo effettua, sempre che vada a buon fine naturalmente. Per riuscire con successo infatti, esso deve pre-sup-porre (mettere al di sopra e preventivamente, stiamo parlando quindi di un'ipotesi, ovvero qualcosa non certa ma possibile) che il malcapitato portiere giaccia, attratto e beffato da una "Finta", disteso ed inerme su uno dei due lati della propria porta in attesa di essere trafitto dall'esecutore e, di conseguenza, ritualmente sacrificato alla platea anelante dei tifosi di fede avversa. La "Finta", è questo l'ostacolo dirimente e non da tutti valicabile che prelude al gesto puramente tecnico: un calcio da "sotto", teso solo ad alzare il pallone, di per sé non difficile anzi, se vogliamo, elementare. Come si ottiene una finta dall'effetto credibile? Un bambino che finge di piangere non commuove i genitori, anzi li esaspera. Una finta minaccia non impaurisce alcuno. Passando alla pura azione, un finto tentativo di schiaffo sul viso non induce il movimento di parata o di schivata del destinatario. Una finta per essere credibile deve essere vera, e qua evidentemente entriamo in una contraddizione in termini. Può definirsi vera un'azione finta o viceversa possiamo definire finto ciò che è vero? In altre parole preferiremmo l'amico fintamente vero o quello veramente finto? Probabilmente nessuno dei due. Risultato? La finta, per il significato che le attribuiamo, non esiste.

Ma, se la finta non esiste, cosa è successo domenica sera al "Vigorito" poco oltre le 22.00?

È andato in scena un eclatante esempio di Anticipazione Ideo Motoria che comunemente noi, sbagliando, chiamiamo finta. Possiamo definire l'A.I.M. come quella innata capacità, in decimi di secondo, di intuire (non di calcolare, né di sperimentare e nemmeno di intellegere) il gesto tecnico/atletico di un avversario in modo da vanificarlo con uno proprio, posto in essere anticipatamente ma come fosse successivo e quindi definitivo e vincente. L'anticipazione ideo motoria, è quella qualità che caratterizza il fuoriclasse rispetto al giocatore normale. Luis Vinicio, allenatore del Napoli ed antesignano del gioco a zona in Italia, la definiva "il vantaggio dell'idea". Le azioni di Maradona erano infarcite di A.I.M., chi lo ha visto giocare dal vivo sa che le finte del Pibe ingannavano non solo gli avversari in campo ma anche gli spettatori sugli spalti da cui : "na finta 'e Maradona squaglia 'o sang rint' 'e vvene". Garrincha possedeva una sola finta, che gli riusciva regolarmente perché anticipava sempre l'idea, quindi l'azione, dell'avversario. Ronaldo, quello vero cioè il brasiliano, aveva questa qualità molto spiccata. Come del resto, per rimanere tra i mortali, il nostro Gigi Molino, che ha messo in mostra la sua A.I.M. nel corso della propria carriera con tutta una serie di proverbiali gol, grazie a cucchiai in movimento con portiere in uscita.

Tutto ciò premesso, tornando a Coda, è evidente come le accuse mossegli di superficialità, presunzione, menefreghismo tendano a cadere. Il centravanti è stato vittima, non autore, della serie di finte di tuffo, plateali le prime, reale la penultima, del portiere Silvestri, che lo hanno indotto alla malaugurata scelta del cucchiaio, purtroppo di legno come quello del Rugby.


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