• Ernesto Di Bello

Foggia si racconta: «Vigorito è speciale, Benevento la scelta giusta. Lavoriamo per raggiungere un s


Lunga intervista rilasciata da Pasquale Foggia e pubblicata quest'oggi dal portale di Gianluca Di Marzio, in cui l'attuale Direttore Sportivo del Benevento si è raccontato a 360° tra passato, presente e futuro. 

Ne riportiamo qualche passaggio: Foggia ripercorre le varie tappe della sua ancor breve esperienza da dirigente del club sannita, dall'incontro con Vigorito al mercato dello scorso anno, parla del suo rapporto con Benevento, della scelta di Bucchi, rivendica con orgoglio il suo operato e rilancia gli obiettivi della squadra giallorossa. 

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Il primo incontro con Oreste Vigorito, avvenne nella scuola calcio a Napoli del Patron del Benevento, e non fu un incontro banale. Si dice spesso che i dettagli facciano la differenza e Pasquale ci racconta: “Quando arrivò vide che nell’ufficio delle figlie c’era una piantina fuori posto rispetto alle altre, prese un bicchiere e si mise ad innaffiarla. Io rimasi colpito, fù la prima cosa che mi fece capire che mi trovavo di fronte ad una persona diversa”. Poi aggiunge: “Con il presidente e con la sua famiglia ho un rapporto unico, che resterà in futuro. Vigorito è una persona che ti ammalia e che ti apre la mente. E’ speciale”.  (...) 

Benevento è una città che se senti tua, ti trasmette tanto”. Esordisce così Pasquale Foggia, parlando della “sua” Benevento. 

Ma riavvolgiamo il nastro. Tutto nacque grazie a … facebook: “Postai una foto, ero in viaggio per una trattativa. Mi commentò Diego Palermo, e poco dopo mi chiamò, dicendomi che Vigorito voleva affidarmi il Settore Giovanile. Rimasi spiazzato”. Come andò a finire? “Presi tempo, ed il giorno dopo mi incontrai con la famiglia Vigorito. Sentii subito che Benevento era la scelta giusta”. Una vera e propria toccata e fuga, quella come Responsabile del Settore Giovanile, marchiata nel nome di Enrico Brignola: “Sono orgoglioso che lui sia esploso in Serie A con me alla guida del Settore Giovanile”. Un’operazione quella di Brignola al Sassuolo di cui Foggia va fiero: “La società ha fatto una plusvalenza importante, ed abbiamo anche il 50% sulla futura rivendita”. Un’ascesa senza precedenti, che in cinque mesi l’ha portato a ricoprire il ruolo di DS: “Ho sempre voluto fare il Direttore Sportivo. Un Ds incide sulla squadra, sceglie i calciatori, l’allenatore. Gestisce una macchina organizzativa che comprende tutte quelle persone che lavorano dietro le quinte”. Un cambio di ruolo decisamente inaspettato: “Esattamente un anno fa, la squadra era in ritiro a Lecce, ed il presidente mi disse di accompagnarlo”. Pensava sarebbe durata poche ore la permanenza in Puglia, invece … “Una volta lì, mi chiamò in disparte e mi disse che da quel momento avrei seguito la prima squadra. Cosa risposi? Che non avevo i vestiti per restare in Puglia”. In un pomeriggio è cambiata totalmente la vita di Pasquale Foggia: “Sono passato dal trattare un ragazzino 2005, a confrontarmi con tutt’altra realtà”. Un mercato importante quello portato avanti l’anno scorso a gennaio, per credere in un sogno: “Tutti credevamo nella salvezza, e ci siamo mossi in quella direzione”. Poi la retrocessione è però diventata una realtà da affrontare: “Accettare una retrocessione è difficile, per tutti. Per il Benevento siamo in un momento di profondo cambiamento. Stiamo cercando di costruire qualcosa di diverso”. Cosa? “Qualcosa che resti nel tempo, che ci permetta di presentarci in modo importante in Serie A. Dobbiamo strutturarci per la categoria. La Serie A è l’obiettivo di questa società ma vogliamo andarci sapendoci camminare. Non so se succederà fra quattro mesi o fra anni, ma l’importante è costruire una base solida”. Un Benevento, che dopo la retrocessione, è partito da zero: “Abbiamo fatto un mercato importante, trattenendo calciatori che erano attratti dalla Serie A, offrendogli il nostro progetto e spalmandogli il contratto. Abbiamo acquistato 17 giocatori, un nuovo staff tecnico e sanitario”. Ma soprattutto ci tiene a sottolineare: “Siamo rientrati nei parametri della Serie B, abbiamo bilanciato l’aspetto sportivo e quello economico”. Chi sarebbe potuto restare? “Abbiamo provato concretamente a trattenere tutti, ma in B devi calarti in una mentalità diversa”. Poi ci parla di Bucchi, e di come si è arrivati alla sua scelta: “Quando ci siamo incontrati, lui aveva il fuoco negli occhi. E’ entrato nell’ufficio del presidente sentendosi già l’allenatore del Benevento, ed è uscito con quell’idea”. Con il presidente non servirono parole: “Ci siamo solo guardati, come accadeva con mia madre, per capire che Bucchi era l’allenatore giusto per costruire il progetto che avevamo in testa”. Il momento più difficile della stagione è stato dopo la sconfitta con lo Spezia: “Cristian è un allenatore preparato, mette l’anima in quello che fa durante gli allenamenti. Esonerarlo sarebbe stata la cosa più facile, ma il problema non era l’allenatore. La responsabilità era di tutti, ma ciò che non vedevo era la risposta dei calciatori. Questa è una squadra forte che andava responsabilizzata”. Obiettivi? “Questa squadra ha lasciato qualcosa per strada, ed è a tre punti dalla promozione diretta. Dobbiamo lavorare per raggiungere un sogno. In questa squadra ci sono io, c’è la mia anima, c’è tutto di me. Il mio sogno? Restare dieci anni a Benevento e raccogliere i frutti di ciò che stiamo seminando".

(L'intervista integrale sul sito www.gianlucadimarzio.com)


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