• Tommaso Lombardi

La festa del Benevento per i suoi 90 anni. Vigorito: «Torneremo in Serie A, insieme»


Una carrellata di emozioni. Piazza Castello si è illuminata di giallorosso per celebrare il Benevento a 90 anni esatti dalla fondazione della prima squadra di calcio cittadina, avvenuta appunto il 6 settembre del 1929 con la costituzione dell'allora Littorio Benevento. Due ore di spettacolo e amarcord davanti a migliaia di persone con premiazioni, riconoscimenti e proiezioni di videoclip che hanno ripercorso in varie tappe queste prime nove decadi della storia giallorossa. 

Presente ovviamente la squadra al completo e tutto lo staff, con mister Inzaghi in testa: entusiasti i giocatori che hanno ripreso vari momenti della festa attraverso le immancabili "stories" postate su Instagram. 

Ma la vera protagonista indiscussa è stata la tifoseria sannita, guidata dalla Curva Sud, che a più riprese si è presa la scena interrompendo lo show con cori, fumogeni e sventolio costante di bandiere. Uno spettacolo nello spettacolo, col cuore del centro storico per qualche ora divenuto un pezzo di stadio "Vigorito".

La festa, affidata alla conduzione dell'attrice e modella Pasqualina Sanna e del giornalista sannita del Corriere dello Sport Ettore Intorcia, è stata vivacizzata dalle incursioni del comico napoletano Biagio Izzo ed è trascorsa piacevolmente tra un ricordo e l'altro della storia della Strega, seppur con qualche "dimenticanza" che non è passata inosservata: ha destato perplessità infatti sia il mancato riferimento a Carmelo Imbriani, sia il "taglio" dalle proiezioni video del periodo dello Sporting Benevento, con l'ex presidente Spatola che non è stato chiamato in causa per le premiazioni nonostante fosse presente in platea tra gli invitati.

L'apice dell'entusiasmo della piazza, e non poteva essere diversamente, si è toccato quando nel finale è salito sul palco il presidente Oreste Vigorito, introdotto dal cugino Biagio Izzo e acclamato dalla folla che più volte ha inneggiato anche al compianto fratello Ciro. Il patron ha prima premiato con un "abbonamento a vita" il piccolo Antonio Collarile, abbonato dai genitori al Benevento Calcio a poche ore dalla sua nascita, e poi ha preso la parola con un discorso carico di passione: «Ho voluto premiare questo piccolo abbonato perché noi dobbiamo guardare al futuro, un futuro che non è dietro l'angolo ma è sempre davanti a noi. Credo che noi dobbiamo partire da questa splendida serata in cui c'è l'unione e l'accordo di tutti, quella stessa unione che io ho sempre auspicato e che qualcun altro insieme a me auspicava, che stasera è sicuramente insieme a noi e che tutti voi ricordate. Io credo che mio fratello sia una di quelle persone alle quali deve andare il nostro affetto, perché amava questa città, amava quei colori e avrebbe voluto vivere questa serata con noi. Ma sono sicuro che nelle vostre preghiere e nei miei pensieri lui sta vivendo con noi questa serata e starà sorridendo. Quei due fratelli sono qui, tutti e due, uno visibile e l'altro invisibile, per continuare ad onorare il calcio a Benevento. Grazie a nome suo, a nome mio e a nome della famiglia Vigorito. Grazie a voi, perché si può vivere di tante cose, ma vivere di questo affetto significa allungarsi la vita. Io credo che gli uomini che vogliono fare qualcosa non sono mai sconfitti: chi perde veramente non è chi prova a cambiare qualcosa e viene sconfitto, ma chi non prova mai a cambiare niente e sa solo lamentarsi. Noi non ci lamenteremo più, abbiamo cucito sulle maglie l'orgoglio di tutti quelli che ci hanno preceduto, che ci hanno consegnato il testimone e che dal 2006 credevano che il Benevento potesse diventare questo. Devo dire la verità, siete andati più avanti di quanto pensassi. Questa città mi ha mostrato il suo cuore nei momenti più difficili e io non lo dimenticherò mai, perché mi tiene legato al Sannio e a questa città che amo profondamente anche con le sue contraddizioni che si sposano con le mie. Una città vera, che ti fa sentire le cose vere e non le parole inutili. Non abbiamo bisogno di parlare, basta guardarsi negli occhi tra gente fiera e che ha un obiettivo. E qualche fischio isolato non ci darà mai fastidio. Noi siamo arrivati in Serie A, ma vi posso giurare e garantire che non è un traguardo: quella Serie A è stata un mezzo traguardo, io ce l'ho nel cuore come l'avete voi e non ho mai pensato nemmeno per un attimo che non dobbiamo riprovarci. Ma lo dobbiamo fare insieme. La parola nel calcio è "insieme". Noi dobbiamo riprovarci, noi torneremo in Serie A, e stavolta se succede ci resteremo. Noi non siamo abituati a giocare con l'ascensore, siamo abituati a guardare dove andiamo e a fermarci dove andiamo. Una serata come questa ci riempie il cuore e dà forza a tutta la squadra e allo staff. Grazie a tutti e non dimenticate mai: noi siamo sanniti!». 

Infine, il classico taglio della torta sulla quale campeggiava il numero 90, con la squadra nel frattempo salita sul palco: la serata si è conclusa così, tra un'esplosione di coriandoli giallorossi e i cori dei tifosi che hanno continuato a risuonare ancora a lungo nel cielo sopra piazza Castello. 

Buon compleanno, Benevento!

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