• Tommaso Lombardi

Inzaghi tiene alta la guardia verso Livorno: «Ci sarà da sudare, quello che abbiamo fatto finora non


A due giorni dalla trasferta del "Picchi" contro il fanalino di coda Livorno, ha parlato ieri pomeriggio in conferenza stampa Pippo Inzaghi. Il tecnico del Benevento è consapevole delle insidie che una partita come questa può nascondere e nel presentare la sfida agli amaranto ha messo subito in guardia i suoi:

«Sapete quello che penso di queste gare, sono quelle più difficili da preparare. Soprattutto questa, perché quando c'è un cambio di allenatore si azzera tutto e i giocatori cercheranno di dare qualcosa in più per dimostrare al nuovo allenatore che può contare su di loro. Mi dispiace per l'esonero di Breda, che è un allenatore che mi piace e un ottimo professionista. Gli faccio l'in bocca al lupo, come lo faccio a Tramezzani che è un mio amico ed un allenatore molto preparato. Sarà una partita da andarsi a sudare, a combattere: come dico sempre, se non avremo l'atteggiamento giusto a Livorno perderemo. È già successo l'anno scorso. Ci sono tante insidie, ma noi sappiamo la nostra forza e sappiamo che se siamo quelli dell'ultimo periodo non ce n'è per nessuno, ma la mente fa la differenza e mi auguro che i ragazzi abbiano capito che se non siamo quelli giusti possiamo fare la fine di Pescara ogni gara. Mi aspetto un'altra grande partita perché per vincere a Livorno ci vorrà un'altra grande partita. È un ulteriore banco di prova importante, voglio vedere a che punto siamo. In queste ultime due partite la squadra è cresciuta molto, ma abbiamo visto anche col Trapani che cinque minuti di rilassamento potevano portare al gol di Pettinari che avrebbe riaperto una partita chiusa. Spero che i ragazzi l'abbiano capito, quello che ho cercato di spiegargli ad inizio settimana è che l'anno scorso sono andati a Livorno e hanno perso 2-0. Le antenne sono ben dritte, ma penso che questa squadra abbia capito quello che voglio e i miglioramenti che ancora dobbiamo fare perché una squadra non deve mai sentirsi sazia».

In terra labronica mancherà Hetemaj per squalifica, SuperPippo sarà costretto per forza di cose a dover cambiare qualcosa:

«Ho l'imbarazzo della scelta, mancherà un giocatore importante ma al suo posto possono giocare Tello, Improta e Del Pinto. Quelli che non partiranno titolari però come sempre saranno fondamentali. Mi vengono in mente Del Pinto, che meriterebbe di giocare di più, ma anche Gori e Manfredini: sono giocatori straordinari e persone incredibili che ogni allenatore vorrebbe avere nel proprio gruppo. Sono l'anima di questa squadra, anche giocando meno, li ringrazio per l'atteggiamento che hanno e cercherò quando potrò di dargli lo spazio che meritano.

L'unico che potrebbe farci cambiare sistema è Improta, se gioca lui giochiamo come abbiamo sempre fatto col 4-4-2. Tello può fare la mezzala quindi se gioca lui giocheremo come le ultime partite col 4-3-2-1. Non credo ai moduli, credo solo di mettere i giocatori nella posizione giusta. Abbiamo vinto col 4-4-2, col 4-3-2-1, se giocassimo col 3-5-2 vinceremmo ugualmente. Ho fatto fatica col Crotone a cambiare sistema di gioco perché eravamo primi e stavamo facendo bene, però siccome ho sempre detto che non credo al sistema ma ai giocatori, non ho avuto problemi quando ho avuto a disposizione tutti e tre i centrocampisti a farli giocare insieme. Penso che mi facciano vincere i miei giocatori e cerco solo di metterli nelle migliori condizioni possibili e nelle loro migliori posizioni in campo».

Sulle condizioni di Volta il tecnico giallorosso ha precisato:

«Volta è sulla strada giusta. Col dottore abbiamo pensato che un'altra settimana di allenamenti a parte potesse fargli bene. Il problema sembra essere risolto, da lunedì dovrebbe essere con la squadra, speriamo che vada tutto bene». 

Il distacco della Strega sulle inseguitrici è importante, ma... :

«Ci sono squadre che un mese avevano 13 punti di vantaggio e oggi ne hanno 5: questo ci deve far capire che quello che abbiamo fatto finora purtroppo non conta niente. Conta solo che è aumentata la nostra consapevolezza, conta che i ragazzi mi hanno dato ragione su quello che pensavo di loro dal 7 luglio e se tornassero indietro mi farebbero molto arrabbiare. Non cambia il nostro obiettivo, nessuno ci ha dato un premio per i 9 punti di vantaggio che abbiamo: i premi dovremo andarceli a prendere a maggio. Siamo sulla strada giusta ma basta perderne una e saremmo di nuovo nel mucchione, perché avendone dietro così tante ora si fa fatica ad aumentare i punti di distacco. Dobbiamo cercare di mantenerli, poi avremo partite insidiose e tutti gli scontri diretti fuori casa nel girone di ritorno. La strada è ancora molto lunga. 

Se vogliamo arrivare a maggio dove vogliamo arrivare ed essere pronti per quello che speriamo possa succedere, dobbiamo migliorare ancora molto: partita dopo partita, nella gestione delle gare, nel fatto di chiuderle prima. Lavoriamo sui nostri difetti cercando di esaltare i nostri pregi». 

"Risultatisti" o... "giochisti": Inzaghi dice la sua sulle discussioni "filosofiche" che attraversano il calcio italiano negli ultimi mesi:

«Ho letto una bella intervista a Capello che mi è piaciuta perché ha detto cose vere. Purtroppo hanno un po' tutti voluto copiare Guardiola senza capirlo, perché lui oltre al possesso palla andava a fare gol nella porta avversaria perché aveva giocatori straordinari. La nuova generazione è un po' influenzata da questo, allora si privilegia l'andare tutti in avanti e prendere anche quattro gol perché dopo si viene ricordati come allenatori offensivi. A me di quello che dicono di me frega zero, m'interessa che le mie squadre cerchino di fare bene, non devo vendere il mio prodotto altrimenti resto a casa dove sto anche molto bene. Mi piace far crescere i miei giocatori, mi piace cercare di dare delle certezze. Come tutti gli allenatori mi piace giocare bene, è chiaro che penso che giocando bene si vincano più partite che giocando male, però penso che la squadra forte vinca anche le partite quando non è al 100%. E quando vinci anche quelle partite "sporche", come ci è successo ad esempio col Cosenza, capisci che sei sulla strada giusta. Per cui in questa discussione io sto un po' nel mezzo, anche se penso che alla fine la cosa più importante sia quella di vincere ma soprattutto di far crescere i miei giocatori. Ho fatto questo mestiere perché spero di dare ai miei giocatori quello che i miei allenatori hanno dato a me, di dare la mia mentalità, il fatto di non arrendersi mai e di migliorarsi ogni giorno. Di pensare che siamo fortunati perché facciamo un lavoro straordinario e ci pagano pure per farlo. Questi sono i principi su cui mi baso».

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