• Tommaso Lombardi

Il Pescara e quelle mascherine al “Vigorito”


In tempi di Coronavirus, accade di vedere anche questo: che un'intera squadra, in questo caso il Pescara, scenda in campo a Benevento con le mascherine protettive sul volto per poi toglierle poco prima del fischio d'inizio della partita. È successo ieri sera nel "Vigorito" a porte chiuse e la cosa non è di certo passata inosservata.

Il perché di questa scelta, che ha destato un certo stupore al momento dell'ingresso sul terreno di gioco delle due squadre e scatenato anche diverse polemiche sui social, ha provato a spiegarlo nel post gara il tecnico degli abruzzesi Nicola Legrottaglie: "Abbiamo avuto 13 casi di influenza ma non ci hanno fatto fare i tamponi. Siamo arrivati a Benevento con le mascherine per dare anche un segnale e dire che il problema c'è e si sta forse anche sottovalutando" - ha dichiarato, prima di rincarare la dose esprimendo la sua chiara posizione sul momento di emergenza - "Se si fermasse il campionato per tre settimane, non si potrà più riprendere in modo normale. Se anche non ci fosse calcio per 3-4 mesi non succederebbe nulla, chi ama la vita sarà d'accordo. Anzi, avremo la possibilità di curarci e aiutare chi ha bisogno".

Il club adriatico, invece, attraverso i propri canali social aveva in precedenza così motivato la decisione:

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