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Montipò: «Aspettiamo, inutile fare previsioni. Ma vogliamo questa Serie A»


La solitudine dei numeri uno. I portieri, ovvero coloro che indossano una casacca diversa da tutti gli altri, quelli che costituiscono l'ultimo ostacolo a un'azione pericolosa degli avversari. Soli quando fanno un volo spettacolare e salvano un gol, soli quando vanno a raccogliere la sfera che è finita in fondo al sacco. Un ruolo che richiede una forza d'animo incredibile, che ha bisogno di un carattere fuori dal normale. Il suo, Lorenzo Montipò, crede di averlo modellato per bene in questo fantastico campionato della strega, in cui è stato uno dei punti più luminosi di una squadra che ha letteralmente sbaragliato il campo delle contendenti. Il “nuares” è solo anche in questi terribili giorni del virus: i parenti tutti a Novara, così come la fidanzata Eleonora. Tutti presi alla sprovvista da questa emergenza. «E' dura – confessa - Sembra di essere in uno di quei 'disaster movie' americani, una situazione incredibile. Per fortuna ci sono le videochiamate». E i vicini di casa, che nel rispetto delle norme, lo confortano come un figlio. Le sue parole a metà tra rammarico e speranza, tra tristezza e fiducia. Legate indissolubilmente a una squadra che ha fatto parlare di sé tutto il continente.


Com'è, tutto a un tratto, interrompere qualsiasi cosa? Frenare una cavalcata che sembrava avere un epilogo scontato?

«E' brutto, ma penso che in questo momento, ci piaccia o meno, la cosa più importante sia la salute. Quindi l'esortazione per tutti è di rimanere a casa: da lì non si scappa. Una volta sconfitto il virus potremo tornare a giocare, sperando che questo avvenga il più presto possibile».


Lo staff dei preparatori del Benevento ha consegnato a tutti i giocatori un programma di lavoro che possa consentire di mantenere almeno in parte la condizione fisica. Per un portiere è più difficile?

«E' difficile per tutti, il campo ci manca. Proviamo però a fare tutto il possibile per mantenere caldi i muscoli: nel salone di casa inizio con un lavoro per le gambe, poi via agli addominali e infine faccio pesi con le casse d'acqua. Bisogna arrangiarsi, non ho gli attrezzi, ma va bene ugualmente. Poi nel primo pomeriggio scendo in cortile per qualche palleggio: più che altro il pallone serve a divagarmi un po'».


In questi giorni si accavallano proposte su proposte sul modo di concludere la stagione: se questo non fosse possibile molti spingono per annullare il campionato. Cosa ne pensa?

«Io mi schiero col presidente Gravina che dice saggiamente di aspettare prima di prendere ogni decisione. Ora non possiamo stabilire una data, inutile fare delle previsioni. Una cosa è certa: noi non ci stiamo che il campionato venga annullato, vogliamo questa serie A con tutte le nostre forze, non ci meriteremmo affatto che tutti i nostri sforzi venissero vanificati azzerando tutto quello che è stato fatto finora. Ci va bene qualsiasi soluzione, basta che ci consenta di terminare il campionato. Siamo pronti a scendere in campo anche a luglio, se dovesse servire».


Qualcuno come il presidente del Frosinone, Stirpe, ha persino azzardato l'ipotesi di scavallare con questo stesso campionato nella prossima stagione.

«Può essere anche questa una soluzione, ma non so se sia realizzabile. C'è il problema dei contratti che andrebbero rinnovati. Il fatto è che tante opzioni sono molto difficili da portare avanti. Ho sentito che si potrebbe fare come in Formula Uno: se la corsa si ferma, quelle posizioni vengono cristallizzate e valgono per assegnare la vittoria. Ma so bene che tante società farebbero ricorso e non la finiremmo più. Allora la cosa migliore in questo momento è attendere che si mettano d'accordo i presidenti delle società, noi ci atterremo a quello che decideranno. Per me l'ideale rimane quello di finire il campionato entro l'estate, ma conterà solo l'evolversi del virus».


Nulla potrà mai cancellare il campionato stratosferico del Benevento e le performances di un Montipò proiettato verso una grande carriera. Molti l'hanno votata miglior portiere della B.

«Questa valutazione che arriva dall'esterno mi gratifica molto, ma devo dire che quello che mi dà più gioia è l'aver recuperato la mia reputazione e aver ritrovato in un anno la stima dei miei compagni. A loro devo dire sempre grazie, per essere il portiere meno battuto tra A e B e l'aver portato a casa la bellezza di 15 “clean sheet”. Dopo gli sfortunati play off dello scorso anno, la partecipazione agli Europei Under 21 mi hanno rimesso in gioco. Sentir fare il mio nome da grandi società di serie A mi ha dato grande soddisfazione, ma devo ringraziare sempre i miei compagni».


Una crescita esponenziale, dovuta a tante componenti.

«Sì, sono cresciuto mentalmente, che in genere in un ragazzo della mia età è quello che manca. Ho avuto l'aiuto di tutti e ho raggiunto un equilibrio di cui vado fiero. Il gruppo ha avuto un ruolo essenziale: tutto è nato quel giorno dell'esordio all'Arena di Pisa, il rigore parato a Marconi al 95'».


L'abbraccio con Del Pinto, che quel rigore l'aveva provocato: l'icona di una stagione intera.

«Proprio così: quella foto è il simbolo della nostra squadra e del gruppo che s'era già formato. Perchè ti dà la certezza che io posso rimediare ad un errore di un compagno, così come un mio compagno farà con me».


E poi c'è Superpippo Inzaghi, un “campione” autentico anche sulla panchina.

«Sì, è vero, il mister ci ha inculcato la sua mentalità, quella di non mollare mai. Dopo aver centrato record incredibili, ci ha dato gli stimoli per cercarne altri. Abbiamo tutti metabolizzato la sua carica e si siamo rimessi in discussione dopo una stagione andata male. Grazie a lui abbiamo capito cosa ci mancava».


(Fonte: Il Corriere dello Sport)


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