• Tommaso Lombardi

Vigorito e la ripresa: «È diventata una scelta di natura politica, così è difficile programmare»


Ospite in collegamento della trasmissione tv OttoGol, il presidente Oreste Vigorito questa sera è tornato a far sentire la sua voce in merito al tema caldo della ripresa o meno del calcio italiano ma non solo. Questi i passaggi salienti delle dichiarazioni rilasciate dal patron del Benevento:

"L'unica certezza che abbiamo oggi è che non ci sono pareri concordi sulla ripresa del campionato. Quello che ci sorprende non è il fatto che non ci venga detto quando ricomincerà il campionato, ma il come. In queste condizioni è difficile programmare una ripresa, non solo da un punto di vista organizzativo ma anche economico.

Il Benevento era già pronto alla ripresa. Quando la Figc ci ha avvertito del protocollo, noi attraverso il nostro medico sociale e alcuni consulenti avevamo preparato tutto il necessario per riprendere gli allenamenti, il tutto anche con un costo non indifferente che si aggira per la sola fase di preparazione tra i 300 e i 400mila euro. Non si può andare allo sbaraglio e cambiare poi più volte idea come avvenuto. Ci troviamo ad avere tre protocolli, quello della Figc, del Coni e del Governo. E a seconda del protocollo si passa dall'avere due tamponi a settimana per ogni singolo interessato all'avere nessun protocollo, perché non mi pare che le persone che sono state autorizzate a correre in villa comunale facciano dei tamponi. Se la cosa si riduce a dare in prestito al calciatore il prato verde anziché il marciapiede per fare la sua corsetta, non servono protocolli. Se dobbiamo parlare di una preparazione vera e propria di un atleta è ovvio che il discorso è più complesso. E' tutto molto nebuloso, non siamo più davanti ad una scelta di natura tecnica o medica ma siamo davanti ad una scelta politica che non trova d'accordo gli interpreti e mette noi in una condizione di disagio.

Concludere la stagione nelle regioni del CentroSud? Quando si pensano delle soluzioni, bisogna dare anche delle ragioni. Se si gioca a porte chiuse e con squadre in ritiro permanente, come si era avanzato in un primo momento, non vedo poi molte differenze col concentrare tutto in alcune regioni. Se è solo per evitare i viaggi allora qualcuno poi dovrebbe spiegarmi i 4 milioni di persone che si sono messe in circolazione stamattina per andare a lavorare. Si può anche giocare solo in alcuni luoghi, però poi bisognerà mettere d'accordo i governatori di quelle regioni. È talmente forte la volontà di dimostrare che non si favorisce il calcio, che poi si finisce per danneggiarlo. Non mi sembra che questa sia giustizia.

Un'eventuale sospensione definitiva del campionato sarebbe l'apocalisse non solo del calcio ma dello sport italiano, perché a volte ci si dimentica che la Serie A con i proventi televisivi e con tutte le altre provvidenze contribuisce anche ai fondi che poi il Coni distribuisce alle altre federazioni minori, che non hanno gli stessi proventi del calcio. Quando si parla del calcio, tutti pensano ai campioni con i loro jet privati, ma il calcio è formato soprattutto dalle 9mila squadre dei dilettanti, dalle squadre della LegaPro e della Serie B".

Sulle due principali ipotesi al vaglio, quella di portare a termine la stagione o viceversa di stoppare i campionati cristallizzando le attuali classifiche (con tutti i problemi e le polemiche che ciò comporterebbe), la posizione del massimo dirigente del club sannita è chiara:

"Credo che ci siano delle regole di partenza che se non modificate siano poi lo specchio del merito sportivo al quale tutti fanno riferimento in linea teorica ma che tutti contestano in linea pratica. La classifica virtuale oggi per il regolamento della B prevede due promozioni (Benevento e Crotone) e tre retrocessioni, mentre i playoff che aggiungono la terza promozione sono una regola che ogni anno viene richiesta dalla Lega alla Figc. Quindi la terza squadra promossa nasce come eccezione ad una Noif ben stabilita che prevede due promozioni e tre retrocessioni. I playoff e i playout sono un'innovazione ma possono anche non essere disputati. È evidente che la loro mancata disputa porterebbe a dei ricorsi. È preferibile seguire le regole, che non escluderanno i ricorsi ma quantomeno avranno una logica di riconoscimento della situazione all'origine. E' vero che al Benevento mancano 8 punti per la matematica, ma in realtà se si considerano gli scontri diretti tra le inseguitrici nessuna squadra potrà colmare il distacco che c'è oggi".

Un passaggio importante, infine, sul Benevento del futuro in ottica Serie A:

"Non smetterò mai di ringraziare i protagonisti di questo campionato straordinario, che ci stava regalando qualcosa di splendido sia sul piano emotivo che organizzativo: avere già a marzo la certezza di aver vinto il campionato ci aveva dato un vantaggio psicologico e pratico sul mercato per poter già avere dei contatti con squadre italiane ed estere per programmare il prossimo anno.

Gli acquisti di Barba e Moncini a gennaio sono stati fatti già in funzione della Serie A, perché non erano certamente necessari per vincere il campionato di B. Questa rosa era già figlia della programmazione dello scorso anno. I mesi che ci aspettavano da gennaio a luglio sarebbero stati utili a Foggia e Inzaghi per costruire il Benevento della A. Quei contatti non sono stati persi, Foggia li sta tenendo in caldo. Il dubbio è se a qualcuno venisse in mente di non darci la A, altrimenti noi potremmo già operare oggi... Oggi tutti noi ci aspettiamo e pensiamo ad andare in Serie A. Non dovesse esserci la Serie A, credo che difficilmente certi obiettivi e certe prospettive future possano ancora far parte della famiglia Vigorito. Noi non cambiamo l'obiettivo, che è quello di fare una Serie A dignitosa con gli elementi giusti per raggiungere la salvezza con serenità. Gli obiettivi non cambiano, cambiano le strategie: se la città e la provincia hanno capito che la A è un veicolo anche di rinascita per il dopo virus, dovremo stringerci tutti intorno. Il sistema produttivo, sociale e civile di Benevento e provincia devono solidarizzare con un presidente che si troverà a fare i conti con una realtà molto grande, altrimenti vuol dire che l'obiettivo lo raggiunge Vigorito e il Benevento Calcio ma non quello che c'è intorno. Non è possibile che il Benevento possa essere la stessa realtà di quattro mesi fa, quando immaginava una campagna abbonamenti, degli sponsor, una ripartizione dei diritti tv senza riduzioni. Questa dovrebbe essere una presa di coscienza di tutti: la ripartenza per la Serie A dovrà essere un movimento di gruppo, non individuale".


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