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Vigorito: «In A senza limiti: prima la salvezza, poi cresceremo ancora»

Lunga e interessante intervista rilasciata dal presidente del Benevento Oreste Vigorito e pubblicata sulle colonne odierne de "La Gazzetta dello Sport" a firma di Nicola Binda. Questi i tanti temi affrontati dal numero uno giallorosso: PROMOZIONE - «La Serie A l’abbiamo meritata sul campo, i 23 punti sulla terza non sarebbero mai stati colmati, non mi sentirei in colpa se non saremo promossi sul campo. Riprendere sarebbe un bene per il sistema, e nessuno potrà obiettare ai verdetti. Annullare la stagione sarebbe un’ingiustizia. Si aprirebbero contenziosi con ripercussioni su tutti i campionati. Meglio finire, per la regolarità. La sicurezza si ritroverà tra qualche anno, non tra qualche mese. E attenzione: il calcio è un’azienda, con un indotto e migliaia di dipendenti». INZAGHI - «Con lui l’accordo per il rinnovo c’era da novembre, ma per scaramanzia aspettavamo. Inzaghi ha portato la mentalità vincente, la ferocia di quando giocava, la concentrazione anche fuori dal campo. Potrebbe girare in Ferrari e campare di rendita e d’immagine. Invece la sua famiglia ha gli stessi valori della mia e c’è un feeling che va oltre il calcio. Mi era accaduto anche con De Zerbi, anche se Inzaghi è un torrente di montagna di giorno, e De Zerbi di notte: la stessa buona acqua, ma non sempre si vede». PROGRAMMAZIONE - «Volevamo risalire in tre anni e questo è il secondo. Il vantaggio in classifica ci aveva consentito di portarci avanti. Foggia ci lavora da quando siamo retrocessi e con Inzaghi ha fatto un piano con 3 prime scelte, se non arrivano c’è un piano B con 4. Tutti giocatori esperti di A, con voglia di lottare e che non facciano un passo indietro nemmeno per prendere la rincorsa, come diceva il Che. Obiettivi? Dobbiamo essere come il Padova di Rocco: quando lo dovevano affrontare, tutti lo temevano. O come l’Avellino dei 10 anni di A, squadre che sanno che devono dare qualcosa in più. L’orizzonte è il limite dove arriva lo sguardo, ma per me quello è il punto di partenza. Non ci deve essere un solo traguardo, ma più traguardi, uno dopo l’altro. Quindi prima cercheremo la salvezza, poi di assestarci e crescere ancora». PASSATO E PRESENTE - «Rispetto alla prima promozione abbiamo 70 dipendenti come allora, ma è cresciuta la mentalità. Ci manca un centro sportivo, siamo migliorati nel resto. Una società deve essere di A anche se è nei dilettanti. L'altra volta era stato troppo facile arrivarci. Otto anni di C, poi la A in 12 mesi. Pensavamo che quella fosse casa nostra, sono stato riconoscente con chi aveva meritato la promozione, ma questo ci ha fregato. E abbiamo buttato via i mesi da agosto a dicembre. Quando a gennaio con De Zerbi abbiamo preso Sandro, Sagna, Diabatè e Guilherme è cominciato il nostro campionato. Sarebbe stato più comodo risparmiare una ventina di milioni e tornare sereni in B, invece ci siamo impegnati fino all’ultimo e la gente ci ha applaudito il giorno della retrocessione. Ci ha aiutato, e in B abbiamo aumentato il numero degli abbonati». UNIONE ED EQUITÀ - «Io credo nel calcio, questa disgrazia invece di dividerci ci deve unire. Le leghe servono per diritti soggettivi, ma a livello oggettivo il calcio è uguale per tutti. La gente guarda le partite per staccare un paio d’ore, discute e sogna, non dimentichiamocelo. Serie A e B sono facce dello stesso mondo, serve interscambio. Riforme? Non è compito mio, ma se dai da mangiare al figlio più grande, non puoi non darlo al più piccolo. Al calcio serve una riduzione delle diseguaglianze economiche, giocare con le Nike o scalzi non è la stessa cosa. In porta puoi tirare bene o male, ma tutti lo devono fare con le scarpe uguali».

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