Dpcm, manifestazioni e tensioni a Napoli e Torino. Si alza l’allerta del Viminale: “Nessun eccesso sarà tollerato”

Dpcm, manifestazioni e tensioni a Napoli e Torino.  Si alza l'allerta del Viminale: "Nessun eccesso sarà tollerato"

Nuovo dpcm. L’allerta Viminale per le tensioni sociali che potrebbero esplodere nel Paese dopo le ultime misure che hanno reintrodotto una serie di restrizioni per contenere coronavirus. Campanello d’allarme sono gli eventi accaduti nei giorni scorsi a Napoli, Roma e Torino (che in più occasioni si sono conclusi con Rivolte). E proprio nel capoluogo campano oggi, 26 ottobre, è in corso una giornata di eventi. “Il reddito della salute per l’intera crisi paga i ricchi”, uno degli striscioni esposti in Piazza Plebiscito dove si radunano migliaia di persone. Sono mirate le nuove misure attuate dal Governo e dalla Regione Campania. Momenti di tensione quando i manifestanti hanno cercato di raggiungere la sede della Regione. E si sono registrate anche tensioni Torino, Lecce, Trieste: anche qui durante le manifestazioni di piazza. Protesta anche a Roma, dove attualmente la situazione sembra essere sotto controllo.

Napoli: processione sotto la regione

Migliaia di manifestanti a Napoli hanno poi ricevuto il via libera dalla polizia per un corteo fino alla sede della giunta, nei pressi di via Santa Lucia. Qualche minuto fa avevano iniziato a esercitare pressioni tramite Cesario Console, blindato dalla polizia in tenuta antisommossa. All’improvviso la polizia ha dato il via libera e una folla immensa si sta dirigendo verso via Santa Lucia.

Fumogeni e petardi contro la polizia di Torino

Momenti di tensione anche in piazza Castello, nel centro di Torino, dove i partecipanti, diverse centinaia, si sono radunati per una delle due manifestazioni organizzate questa sera nel capoluogo piemontese. Due fumogeni sono stati lanciati contro il cordone di fucili schierato davanti al Palazzo della Regione Piemonte. Il gesto è stato preceduto da un breve incontro improvvisato da parte di un partecipante. poi due grandi petardi sono stati lanciati contro il cordone di polizia davanti a palazzo Madama. La polizia ha risposto con sforzi di soccorso che hanno disperso la folla.

Tensione anche in Puglia

Momenti di tensione anche a Lecce durante una manifestazione operaia. Al grido di “Libertà, Libertà”, alcuni manifestanti, che hanno mostrato un segno di “Lavoratori indipendenti uniti”, hanno forzato un cordone di polizia in tenuta antisommossa nel centro della città e hanno lanciato due fumogeni. La protesta, tuttavia, non è degenerata in un confronto fisico. Sul segno visualizzato c’era la frase: Il rischio di morire di Covid è migliore della certezza di morire di fame.

La posizione del Viminale

Massima attenzione, necessità di disinnescare sul nascere ogni possibile situazione di rischio, massima fermezza nei confronti dei violenti, le indicazioni che arrivano dal Ministero dell’Interno. Dal Ministero dell’Interno si segnala che in ogni caso le manifestazioni degli ultimi giorni hanno portato a situazioni ben definite: chi si è reso protagonista degli scontri con le forze dell’ordine, in sostanza, non ha avuto nulla da fare. da vedere con le categorie che, in un certo senso, sono state più colpite dalla crisi degli ultimi mesi ma con ambienti che avevano il preciso scopo di provocare disordini: ultras, estremisti di destra, centri sociali, persone che vivono di trucchi e reati minori utilizzati come lavoro dalla criminalità organizzata.

Il nuovo scenario

Ma la situazione ora può cambiare. La rabbia e la frustrazione crescenti nel Paese che oggi interessano diverse categorie sociali e produttive potrebbero infatti diventare l’occasione perfetta per chi ha un interesse acquisito ad alimentare le tensioni. E, visti in questa prospettiva, gli apparati di sicurezza non escludono che le manifestazioni che annunciano i prossimi giorni di coloro che sono stati più colpiti dalle misure possano essere sfruttate e diventare un’opportunità per provocatori e infiltrati di manifestarsi. Per questo, dicono ancora fonti qualificate degli apparati di sicurezza, “la questione dell’ordine pubblico è diventata molto delicata e le situazioni più rischiose vanno disinnescate”. Una serie di azioni preventive sono già state attuate nei giorni scorsi e comunque, si ribadisce, “non saranno tollerati eccessi”. Inoltre, il ministero e la direzione della pubblica sicurezza sono in contatto permanente con i prefetti e rappresentanti della polizia locale proprio per rimodellare la strategia e attuare tutti gli interventi per intercettare le possibili situazioni più rischiose prima che vengano non esplodono né si trasformano in veicoli per i più violenti. Anche in prospettiva, si ripete, di “massima fermezza”.

Le manifestazioni aumentano nelle città

Ma la protesta irregolare si sta diffondendo in tutta Italia. I proprietari delle slot Milano si sono incontrati questo pomeriggio per protestare sotto l’assedio del Regione Lombardia, e furono raggiunti da altre persone, un centinaio, che poi si mossero in processione, bloccando alcune strade della città. I manifestanti si sono mossi verso le 17 in direzione di piazza Duca d’Aosta e qui si sono fermati al posteggio dei taxi accanto alla stazione centrale gridando “libertà, libertà”. “Migliaia di persone sono morte l’anno scorso e non era Covid”, dicono, lamentandosi delle chiusure. Circondato da un cordone di poliziotti in tenuta antisommossa a cui viene chiesto di “buttare tutto a terra e venire al nostro fianco”. “Dobbiamo prendere i veri criminali, non i lavoratori”, spiegano.

Pentole che battono pentole, cucchiai che si incrociano e mestoli che battono sulle pentole: ecco come, con una protesta quanto folcloristica, rumorosa ma pacifica dall’inizio alla fine, come questo pomeriggio i ristoratori Cremonese non erano d’accordo con la nuova compressione. Lo hanno fatto sotto la pioggia, riparati da ombrelloni e teloni, non a caso davanti alla Prefettura, riferimento territoriale di uno Stato “che ci sta uccidendo”. Una cinquantina, tra proprietari e gestori di bar e ristoranti del capoluogo e della provincia, chef e camerieri, operatori del settore sono scesi in Corso Vittorio Emanuele, tutti rigorosamente mascherati. Hanno fatto rumore con le pentole, gridato slogan (“Qui ne saute pas Conte c’est”, “Shame, Shame”), hanno mostrato cartelli (“L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro”) con un grande preoccupazione per il futuro.

Circa un migliaio di persone, per lo più dirigenti d’azienda e operatori del settore colpiti dalle chiusure del nuovo Dpcm Covid, hanno generato una protesta nella piazza centrale di Treviso. Le aziende sono generalmente associate alle abbreviazioni delle categorie di commercianti e commercianti. Tra i presenti, leader politici delle amministrazioni locali e regionali.

Manifestazione spontanea e non autorizzata anche a Genova (la Regione Liguria nell’ultima ordinanza ha espressamente vietato manifestazioni, ndr) in piazza De Ferrari, sotto il palazzo della Regione Liguria. Un centinaio di persone sono arrivate in piazza grazie a un tam-tam sui social: tra loro, alcuni senza maschera, animatori e sportivi, ristoratori. Sul posto il digos.

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Ultimo aggiornamento: 20:41


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