2020: un anno maledetto. “Paolorossi” fa parte della “famiglia”. Fianchi larghi e gambe flosce: ma in realtà questo ometto era un falco. Un centravanti mai visto prima. Ho un ricordo indelebile

2020: un anno maledetto.  "Paolorossi" fa parte della "famiglia".  Fianchi larghi e gambe flosce: ma in realtà questo ometto era un falco.  Un centravanti mai visto prima.  Ho un ricordo indelebile

Merda 2020: anno maledetto che porta via migliaia di persone “normali”. Chi ha preso Kobe e la sua bambina. Sean Connery e Gigi Proietti, Beppe Modenese ed Ennio Morricone, Gianni Mura e Alfredo Pigna, Diego Maradona e ora Paolo Rossi. Ha portato amici e conoscenti: “pezzi” di vita.

Ho gridato “basta” quando ho sentito la notizia della morte di Pablito. Poi ho trovato un messaggio sul cellulare di Vincenzo Marangio: “Ti piacerebbe ricordarlo alla radio?”. L’ho fatto con un nodo alla gola. Non eravamo amici. Ma Paolorossi era “di famiglia”. E non solo per aver indossato la maglia della Juventus.

Paolo Rossi: un attaccante incredibile. Un marcatore con il fisico di un impiegato che ha vinto il Pallone d’Oro. E il cui nome rimarrà indelebile con i Mondiali del 1982. Quando l’Italia, grazie ai propri gol, vinse quella che a me piace chiamare la Rimet Cup.

Dopo la vittoria contro la Germania, Paolo Rossi ci ha detto che nel giro d’onore è stato ritardato dai compagni, costretto a terra da un crampo. E aver pensato allora che questa scena immensa si profilava sopra di lui: “Dio, che questo momento non finisce mai”.

Lo pensava anche l’Italia. Chi, con questo trionfo, si è lasciato alle spalle l’incubo del terrorismo e la sporcizia del calcio. Cose che hanno portato Berazot, che ha guidato gli Azzurri, a chiudere le conferenze stampa.

Che notte quella notte. Siamo tutti scesi in piazza per festeggiare. Come avevamo fatto anni prima per Italia – Germania 4-3. Sembrava impossibile (considerando la gente del posto) che questo fosse successo: i campioni del mondo. Nessun presagio preoccupante: Roberto Bettega, colonna portante di questa squadra, aveva giocato la chiamata dopo un grave infortunio. Le scelte di Bearzot non sono mancate di polemiche: a Milano non hanno digerito l’esclusione di Beccalossi, il genio della lampada dell’Inter. A Roma quello di Pruzzo a favore di Rossi. Che è arrivato a Bearzot dopo due anni di inattività, con i fianchi larghi e le gambe flosce. Ma questo Berazot, molto desiderato. Questo piccolo uomo era un falco. Era intelligente. Era tecnico: un tipo di centravanti mai visto prima. Ed è stato mortale: ti sei distratto e ti sei punito. Il verbo che Bearzot usava prima del Brasile – Italia: “È lento, puniscilo”. L’uomo lento era Luis Carlos Ferreira aka Luizinho, nel Brasile centrale. Paolo Rossi lo ha punito tre volte: una in modo surreale. Un inno all’astuzia e alla rapidità di pensiero.

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Quella sera, grazie alla nazionale ea Pablito, ci siamo sentiti orgogliosi di essere italiani.

La nostra gioia era un riflesso della disperazione di tutto il Brasile. Quella notte rivive la tragedia sportiva della sconfitta contro l’Uruguay nel 1950. Pablito racconta che durante un viaggio anni dopo in Brasile, il tassista che lo trasportava dopo averlo riconosciuto, deluso, rifiutandosi di portarlo oltre.

Ho conosciuto Paolo Rossi una sera su Sky ospite di Alessandro Bonan al “Calciomercato l’Originale”. Mi ritrovo al tavolo del ristorante Sky con Beppe Bergomi, Paolo Rossi e Gianluca Vialli. Che melodia prima di Bonan per commentare le partite di Coppa. Mi sembra di essere in un film: anche se li ho visti tutti, li ho sempre visti da uno stand. Bergomi è misurato. Scherza Rossi. Vialli è Gianlucaccio. Dico a Rossi: “È come se fosse giovane”. Sorride e dice: “Peggio”. Ho un ricordo indelebile di quella sera.

Pablito ora è lassù, dove avrà trovato Enzo Bearzot ad accoglierlo. E dove alla porta di casa quando “questa folata di vento”, come la chiamava il mio amico Pier, avremo chiesto dettagli, lui avrà risposto: “Paolorossi”. Tutto legato.

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Andrea Bosco ha lavorato a “Guerin Sportivo”, “Gazzetta dello Sport”, “Corriere d’Informazione”, periodici Rizzoli, “Giornale”, Rai e Corriere della Sera. Nelle ultime settimane è anche nelle librerie italiane e nei negozi online con il suo ultimo libro “L’angelo dalla faccia sporca”, dedicato a El Cabezon Omar Sivori ed edito da Minerva Edizioni, con una prefazione di Italo Cucci e un postfazione di Gino Stacchini

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