Moda e lusso, dal colpo mortale del virus Covid (-28%), ma il Made in Italy pensa di ripartire

Moda e lusso, dal colpo mortale del virus Covid (-28%), ma il Made in Italy pensa di ripartire

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Digitale, filiera, patrimonio e turismo sono le carte vincenti del settore, emerse dalla tavola rotonda “Made in Italy in Fashion and Luxury: The Role of Contemporary Handicrafts”

Di Marta Cassady

Diego Della Valle: “Andiamo al digitale, ma non rinunciamo allo stile di vita italiano”

Digitale, filiera, patrimonio e turismo sono le carte vincenti del settore, emerse dalla tavola rotonda “Made in Italy in Fashion and Luxury: The Role of Contemporary Handicrafts”

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Un settore cruciale dell’economia italiana, duramente colpito dalla crisi legata alla pandemia Covid-19, ha chiesto una mobilitazione di forza e una ripartenza facendo leva sugli elementi della sua unicità, senza dimenticare la tecnologia sempre più votata dai consumatori. Questa è l’immagine del settore della moda di lusso che emerge dalla tavola rotonda “Made in Italy for Fashion and Luxury: Contemporary Craftsmanship”, allestita nell’ambito della tre giorni di Restart e organizzata dal Sole 24 Ore in collaborazione con il Financial Times.

Partiamo da un’immagine negativa, quella che disegniamo Nadia Portioli è analista presso il Centro Ricerche MediobancaChe parte dall’analisi dei bilanci delle società quotate nel settore. “La moda è uno dei settori più colpiti dall’impatto del Covid-19 – spiega -. Basti pensare che la diminuzione media del volume d’affari registrato dalle multinazionali nella prima metà del 2020 è stata del 7%, mentre le aziende operanti nel settore della moda hanno perso Quattro volte: 28% delle entrate nello stesso periodo di tempo “. La crisi, dopo il primo trimestre di lieve flessione sotto il peso della chiusura in Cina (-15%) e poi in Italia, si è manifestata pienamente nel secondo trimestre per -41% sui ricavi del settore. “Una battuta d’arresto senza precedenti per il settore della moda, il peggiore dell’era moderna”, afferma Portioli. Se guardiamo al margine, la situazione sembra peggiore: nella prima metà del 2019 il margine medio ante interessi e tasse per le imprese del settore era del 18%, e nel 2020 era del 4% ‘.

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Tuttavia, insieme alla crisi del modello attuale, le indicazioni per la ripresa sono apparse anche nei primi mesi del 2020: l’e-commerce, con vendite in crescita a ritmi record, la forza di un prodotto di alta qualità come il prodotto italiano, la stabilità dei mercati asiatico e cinese dove è stata Inferiore rispetto all’Europa (-25% vs. -33%) e dove si è verificata un’inversione di tendenza nel secondo trimestre, anche grazie alle spese di ritorsione.

A confermare la ripresa c’è anche la Cina Jean-Christophe Papin, CEO del Gruppo Bvlgari“Nel terzo trimestre, abbiamo ottenuto risultati sorprendenti, vicini ai risultati del 2019”, afferma il manager. Il che racconta come un grande gruppo come Bulgari – una casa di alta gioielleria fondata a Roma, che ora fa parte del colosso Lvmh – abbia sfruttato il periodo di chiusura “nero”. Investire in formazione e digitalizzazione: “Abbiamo cercato di sfruttare i tempi di inattività della formazione e abbiamo rafforzato il nostro e-commerce aspettandoci due anni di sviluppo ed espandendo il servizio da 8 a 15 paesi. Abbiamo già fatto i primi risultati: oggi negli Stati Uniti il ​​18% delle vendite di gioielli è concentrato nel canale online, e nel 2019 era del 2% ‘. Covid-19 ha spinto il gruppo a investire per tutelare la filiera: “Innanzitutto, a fronte di una flessione dell’attività, abbiamo preso la quota più importante per far sì che i nostri partner storici – tra cui 90 gioiellieri del Po di Valenza – sopravvivano a un momento difficile”. Continueranno gli investimenti nella regione. : “Nel 2024 apriremo un nuovo stabilimento a Valenza, e creeremo 500 posti di lavoro”, dice Papin, confermando che “il marchio è l’unico al mondo che produce tutti i gioielli in Italia”.

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Sostenere la filiera nei momenti di difficoltà è uno dei punti principali su cui mi concentro Matteo Lonelli, Presidente, Fondazione Altagama“In caso di emergenza, la preoccupazione numero uno era sostenere la filiera, in modo da non perdere una componente essenziale del Made in Italy”, ha detto. Sottolineando l’importanza della cooperazione tra piccole e grandi imprese, e tra imprese e istituzioni: “C’è voglia di dialogo e cooperazione per aumentare la competitività delle imprese, e più in generale, in questo Paese. Abbiamo un dialogo aperto con il governo perché vogliamo che le risorse del fondo di recupero e altre iniziative ricevano la dovuta attenzione ai settori della moda di fascia alta che potrebbero essere la locomotiva per il paese. Oggi abbiamo la possibilità di riprendere a lavorare con la riorganizzazione del turismo internazionale, da sempre punto di riferimento per l’azienda del “Made in Italy”, non solo perché acquista prodotti ma perché si innamora dell’Italian way of life.

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